Sarà la tiepida aria primaverile che si respira da giorni, o l’attesa pasquale che annuncia il cambio di stagione con le promesse più golose, ma questa sera tutto sembra pervaso da un’energia nuova, pronta a trasformarsi in musica. La luce del crepuscolo avvolge con toni rossastri le distese di vigneti di Campodipietra, in un luogo che sa di campagna e storia, di natura e di arte, mentre una nebbia sottile si alza da terra, ad inumidire i tralci che presto germoglieranno. Entrando nella cantina guardiamo con curiosità e nostalgia al grande parco della Villa che ancora deve risvegliarsi, al colonnato maestoso, ora così vuoto, che a maggio si riempirà di volti, di balli e di calici colmi di vino. Stasera rinunciamo a questo en plein aire suggestivo per accogliere i nostri amici in una dimensione più calda e familiare, nel cuore della Cantina: la cornice rustica dei vecchi travi di legno sul soffitto, il colore vivo dei piccoli archi di mattoni alle pareti, lo sfondo bianco spezzato da graziosi quadri firmati Luciana Molon. Mentre la gente arriva inizia a salire l’emozione, quella vecchia e sempre nuova che precede l’inizio del concerto; ma l’adrenalina viene subito smorzata dai tanti sguardi, curiosi e sorridenti, che scartano i menù eno-musicali, e dal calore della famiglia Traverso, un’instancabile Ornella, che ci introduce ai presenti con affetto e semplicità. Per questa sera possiamo anche accettare di essere messi in un angolo… del resto non possiamo che lasciare al vino e al cuore il loro posto d’onore.
Ogni premessa lascia presagire che quello di questa sera sarà un viaggio di terra e di vino: dalla pianura arida e sassosa di Campodipietra, al suolo scaglioso delle marne dei colli di Prepotto del Friuli, due paesaggi così diversi, eppure entrambi custoditi dalle Alpi e rivolti verso il mare, quel mare che ha lasciato spazio ai fiumi e ai venti per finire un lavoro iniziato chissà quando. I grandi rossi del Piave e i meravigliosi bianchi friulani, con qualche eccezione alla regola che non risponde alle consuete definizioni. In ogni bicchiere assaggiamo grande passione, ma soprattutto rispetto e cura di quanto la natura ha da offrire con tutte le sue sfumature.
Nemmeno iniziamo a suonare che vassoi gonfi di prelibatezze giungono a tavola in un viavai appetitoso che durerà per tutto il concerto. A noi non resta che guardare e decantare da lontano tutte le specialità preparate ad hoc dall’Osteria Molon, ispirate da quella rusticità e quel sapore casalingo che fin da subito ha connotato la serata. Piccoli crostini colorati di rucola, prezzemolo, pecorino e noci, danno il benvenuto ai nostri ospiti insieme a frittatine di verdure. E se all’inizio si è acceso l’entusiasmo di qualche vegetariano presente in sala, anche i carnivori vengono accontentati quando la nostra degustazione vira con prepotenza al rosso: affettati e salumi di “casa nostra”, dalla soppressa all’ossocollo, fanno pendant con i bicchieri, e non si risparmiamo con i loro sapori decisi e speziati. Ovviamente non potevano mancare, di contrasto, le candide vesti dei formaggi trevigiani, dolci e piccanti, per accontentare tutti. Il piatto forte però è un omaggio stagionale: lasagne agli asparagi, ricche e aromatiche, che sanno di Pasqua e di giornate che si allungano, forse per qualcuno il primo vero boccone di primavera. Per concludere dolci crostatine e biscotteria secca; il vero dolce è quel liquido denso e dorato che si muove nei calici a serata finita. Quel bianco di Ornella che tra un bis e l’altro non ci toglie nessuno..
Impressioni di Settembre – PFM
Certe volte i ricordi si respirano con gli occhi della mente. Immagini sbiadite, di luci e di colori, fotogrammi che scorrono e si caricano di emozione; paesaggi di vita che si accende, di vita che si congeda, di nebbia che si consuma con i primi chiarori dell’alba. Suoni attutiti e coperti di incostanza, melodie e parole che si confondono tra loro. E come l’anima in un corpo scuro, quegli odori di lieviti e di mosto, quei profumi di legno e di spezie strofinate tra le mani, ravvivano le ombre e danno un senso di verità e di unicità a quanto vissuto. Ogni attimo avuto e ogni bicchiere di vino bevuto, con le impressioni del cuore.
La vita è troppo breve per bere vini mediocri – Goethe
Questa sera, tra i bicchieri di vino, sembra di leggere qualche verità universale, condivisa e senza tempo: non possiamo accontentarci di una conoscenza effimera e superficiale, sentiamo di voler andare oltre, di rompere il quotidiano per vivere anche in pochi attimi un’esperienza che ci eleva e ci distingue. Ma prima di giudicare un vino per la sua bontà o per la sua mediocrità, dobbiamo fare un passo indietro e scoprire se dentro di noi brucia questa sete di sapere. Arriva il momento in cui dobbiamo decidere se affinare la nostra vita per diventare un calice imperdibile, o un vino fra tanti. La vita è breve… quel momento è adesso.